Materiale di Sopravvivenza

MASCHERE ANTIGAS

La maschera antigas, come la conosciamo oggi, nasce durante la Prima Guerra Mondiale per proteggere le vie respiratorie dei soldati dai primi rudimentali ordigni chimici. Le prime maschere erano composte da alcune semplici garze imbevute di sostanze grazie alle quali era possibile neutralizzare i gas tossici.

 

L'EVOLUZIONE

Dal design lievemente inquietante, questa invenzione ben presto fu modificata adottando alcuni accorgimenti per renderla più efficiente e sicura. Si iniziarono a creare prodotti più strutturati: si aggiunsero elementi di fissaggio al capo come cinghie o cuffie con le quali ancorare saldamente la maschera al viso; gli oculari si allargarono sempre più per aumentare la visibilità (oggi in commercio si trovano anche delle maschere con facciale unico); si integrarono sistemi di idratazione e di respirazione autonoma. Attualmente la maschera antigas è composta da un facciale di gomma o silicone, in modo da garantire una perfetta aderenza al viso; è inoltre dotata di linguette e fibbie per poter fissare la maschera antigas dietro la testa. E’ dotata altresì di un grande visore trasparente di policarbonato o vetro stratificato, che offre un’ampia visibilità. All’interno è presente una seconda maschera che copre la zona naso-bocca. In questa maschera, internamente, sono presenti due aperture: una per l’inspirazione e una per l’espirazione, fornite delle apposite valvole per condizionare il flusso dell’aria.

 

La valvola d’inspirazione è collegata ad un filtro, che impiega sostanze a base di carbonio attivo opportunamente trattate per filtrare e fissare i gas nocivi, mentre la valvola d’espirazione espelle l’aria respirata senza far appannare il visore. Nonostante tutte queste evoluzioni e migliorie, il vero fulcro della maschera, l’elemento senza la quale sarebbe solo un’inquietante oggetto carnevalesco, è il filtro.

 

 

IL FILTRO

Una maschera mediocre con un buon filtro è decisamente migliore rispetto ad una maschera ottima ma con filtro scadente. Il filtro è il componente che fa tutto il lavoro sporco. Proprio grazie a questo piccolo cilindro è possibile evitare di rimanere intossicati, avvelenati o nei casi peggiori di lasciarci le penne. Questo viene posto lateralmente rispetto la bocca, anche se sono presenti prodotti il cui aggancio è posizionato frontalmente. La peculiarità del filtro è che, grazie alle certificazioni EN, risulta essere compatibile con la maggior parte delle maschere in commercio. Ciascun filtro è provvisto di un’etichettatura standardizzata a bande colorate che indica quali agenti chimici è preposta a filtrare. Ciascun filtro può essere impiegato per la protezione da differenti agenti e non serve necessariamente un filtro per ogni tipologia di agente chimico.

TUTE PROTETTIVE CONTRO AGENTI TOSSICI

 

RILEVAZIONE DI AGENTI CHIMICI, BIOLOGICI, RADIOLOGICI E NUCLEARI (CBRN)

In passato diversi gruppi terroristici hanno impiegato agenti CBRN. Nel Nordamerica estremisti di destra hanno cospirato per introdurre veleni nelle reti idriche municipali e sono riusciti a procurarsi notevoli quantità di sostanze letali. Alcuni Stati sostenitori del terrorismo avrebbero inoltre sviluppato armi CBRN adatte ad essere impiegate dai terroristi. Vi sono stati casi di contaminazione deliberata di prodotti alimentari che in alcuni casi hanno causato vittime o hanno comunque provocato ingenti perdite in termini economici. In diverse regioni del mondo gruppi di insorgenti hanno utilizzato agenti CBRN contro le forze governative dei loro Stati. Ed, infine, vi sono stati casi di omicidi, commessi con il ricorso a questi mezzi; tuttavia, nonostante l’ampia risonanza che questa minaccia ha avuto nei media, si conoscono pochi tentativi di azioni vere e proprie da parte di gruppi di terroristi, volte a causare eccidi tra la popolazione civile mediante l’impiego di agenti CBRN. Fanno eccezione il caso di contaminazione da tifo di 750 persone (con esito non letale) da parte della setta di Rajneesh in Oregon negli Stati Uniti nel 1984 nonché i diversi attentati commessi dall’Aum Shinri Kyo in Giappone con il ricorso ad agenti sia chimici che biologici che, nei casi peggiori, hanno provocato la morte di sette persone e il ferimento di 270 a Matsumoto, nonché di dodici morti e 5.500 feriti a Tokio. Si sono inoltre verificati casi di attentati a impianti nucleari in diverse regioni del mondo; numerose minacce, senza alcun seguito, di fare detonare dispositivi nucleari, e almeno un caso noto di uso, seppur assai limitato, di materiale radiologico da parte di terroristi, nella fattispecie da parte di ribelli ceceni che hanno depositato in un parco di Mosca una capsula contenente cesio.Tuttavia, con la diffusione sempre più ampia delle informazioni e con sempre più facile acquisizione delle capacità necessarie attraverso mezzi quali Internet diventa sempre più difficile per le autorità competenti distinguere tra l’inganno e realtà. Questo solleva una serie di interrogativi su come reagire adeguatamente a minacce del genere, che non solo possono paralizzare la normale vita quotidiana ma offrono anche a singoli terroristi o a gruppi eversivi un’arma potente con cui sferrare un attacco contro la società, persino in assenza di una vera capacità o volontà di mettere in pratica l’intento. L’interrogativo che si pone è se sia veramente così facile per un singolo terrorista o un gruppo di terroristi produrre, o procurarsi in altro modo, tali armi. O, domanda ancora più importante: quanto è facile per il terrorismo innescare queste armi, diffondere gli agenti, e con quali conseguenze? Ovviamente le risposte a queste domande varieranno a seconda del tipo di arma o del topo di agente preso in considerazione. Le autorità di governo a tutti i livelli sono state indotte a rivedere il grado di prontezza e la capacità con cui prevenire o limitare l’impatto di questo pericolo che incombe sulle nostre società. Recentemente si sono moltiplicate le notizie circa un nuovo, o un rinnovato, interesse da parte dei gruppi terroristici tradizionali ad acquisire armi chimiche e biologiche Si tratta in particolare delle seguenti organizzazioni: la Jihad Islamica, ISIS, Hezbollah,Gruppo armato islamico (GIA), Algeria; la Jihad islamica egiziana; Hamas; i terroristi Sikh e i terroristi ceceni; il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e le Tigri per la liberazione dell’Eelam tamil (LTTE).

 

MINACCE DI NATURA RADIOLOGICA E NUCLEARE: MECCANISMI DI RILEVAZIONE

L’eventualità che armi radiologiche cadano nelle mani di gruppi terroristici è uno dei pericoli più seri che le nostre società potrebbero essere chiamate ad affrontare. Diversamente dalle armi nucleari, i dispositivi di dispersione di radiazioni (DDR), o “bombe sporche” non sono molto difficili da acquistare, trasportare o costruire. I DDR sono abbastanza facili da assemblare, trasportare e lanciare. E, contrariamente alle armi nucleari, i dispositivi di dispersione non danno origine a una reazione nucleare ma, facendo detonare un esplosivo convenzionale, diffonde materiale radioattivo che contamina le persone, gli impianti, le infrastrutture e il terreno. Anche se i DDR causano danni molto minori di una detonazione nucleare il loro potere intimidatorio è enorme. I materiali che emettono radiazioni possono essere dispersi nell’ambiente attraverso i mezzi più diversi: tramite agenti umani, la distruzione di un impianto nucleare o altra installazione che custodisce al suo interno materiale nucleare, il trasporto di dispositivi comandati a distanza che, esplodendo, diffondono l’agente radiologico oppure attraverso il deposito del materiale all’interno di impianti o di sistemi di approvvigionamento idrico. Anche velivoli, missili o razzi possono essere utilizzati come mezzi di lancio per colpire obiettivi di natura militare o civile oppure per contaminare il bestiame, le risorse ittiche e le coltivazioni di piante alimentari. Il numero delle fonti radioattive che possono essere impiegate efficacemente in un DDR sono poche. Le più pericolose sul piano della sicurezza sono il cobalto-60, il cesio-137, l’iridio-192, lo stronzio-90, l’americio-241, il californio-252, e il plutonio-238. I materiali radiologici vengono usati comunemente in ambito ospedaliero (iodio-125, cobalto-60, cesio-137), nei prodotti radiofarmaceutici (iodio-131, iodio-123, tecnezio-99, talio-201, xenon-133), nelle barre di combustibile impiegate dagli impianti nucleari (uranio-235), nelle università e nei laboratori. Altri materiali radiologici comuni sono l’iridio -192 e il plutonio-239. In relazione alla diffusione nell’ambiente di materiale radiologico si distinguono tre tipi di lesioni: quelle provocate per irraggiamento esterno, quelle causate da contaminazione con materiale radioattivo e quelle per incorporazione di materiale radioattivo nelle cellule, nei tessuti o negli organi umani.Più precisamente le emissioni possono essere di quattro tipi: Le radioazioni Alfa, le radiazioni Beta, le radiazioni Gamma e i raggi X. Gli avvenimenti dell’11 settembre 2001 hanno moltiplicato i timori che gruppi terroristici possano tentare di trafugare materiale nucleare per fabbricare un’arma atomica. Anche se depositi di materiali di questo tipo – plutonio e uranio altamente arricchito (HEU) – esistono in molti paesi, i (055 CDS 05 E 12) quantitativi più consistenti si trovano nei Nuovi Stati indipendenti (NIS), nati dopo il crollo dell’ex Unione sovietica. Data situazione economica e politica incerta di questi paesi, il presenta un notevole rischio di sicurezza. Dal 1991 si sono moltiplicate le notizie sul trafugamento di materiale nucleare da impianti situati nella regione, mentre da un esame attento di fonti non riservate per il periodo tra il 1991 e il 2001 risultano quattordici casi di furto, o tentato furto, di materiale utilizzabile per la costruzione di armi da impianti ubicati nell’ area NIS. Negli ultimi vent’anni i media hanno riportato notizie di numerosi casi di materiale spacciato da venditori avidi di profitto per materiale nucleare utilizzabile per la costruzione di ordigni nucleari, materiale che si è poi rivelato essere una qualche altra sostanza vagamente radioattiva o, in alcuni casi, semplicemente del materiale inerte. Il numero degli imbrogli è aumentato verso la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, quando le condizioni economiche nell’ex Unione sovietica e nell’Europa dell’Est sono peggiorate. Il declino economico della regione, l’allentamento delle misure di sicurezza e di repressione e l’interesse crescente, da parte di determinati Stati e attori non statali, a procurarsi illegalmente materiale nucleare sono tutti fattori che hanno contribuito a creare le condizioni favorevoli al traffico di finto materiale nucleare.

ALIMENTI SPECIALI A LUNGA CONSERVAZIONE

 

LA DURATA DEGLI ALIMENTI DI BASE

Normalmente, il grano ha una scadenza di 1 o 2 anni. Se conservato in modo adeguato, il grano può essere conservato anche per 10 o 20 anni. Alcune ricerche hanno dimostrato che il grano riesce addirittura a mantenersi fino a 30 anni ed è ancora commestibile. In genere, la causa principale che determina la scadenza del grano, dei cereali, dei legumi, del riso e della pasta di grano duro sono i parassiti che si cibano dei nostri alimenti ed alcuni microrganismi (come ad esempio i funghi o i batteri) che deteriorano il cibo o lo rendono velenoso Accanto ai microbi aerobi, ci sono anche i microbi anaerobi, ovvero microrganismi che respirano anidride carbonica a livello cellulare. Nel nostro caso, questi ultimi non hanno un peso rilevante Anche questi microrganismi, proprio come gli esseri umani, hanno bisogno di un ambiente adatto per poter sopravvivere. Per questo motivo dobbiamo conservare il cibo in modo da poterli evitare e distruggere la loro fonte di vita. Nel caso degli insetti, dobbiamo quindi privarli dell'ossigeno che respirano; nel caso dei microrganismi aerobi, dobbiamo sia privarli dell'ossigeno che dell'ambiente umido e caldo in cui vivono, ed infine, nel caso di altri microrganismi anaerobi, dobbiamo privarli dell'anidride carbonica. L'alterazione del sapore dei cibi è dovuta alla lenta ossidazione causata dall'ossigeno. Questo è quindi un altro buon motivo per cui è importante conservare i cibi in assenza di O2.Gli alimenti come i cereali, i legumi, il riso e la pasta devono essere conservati...
in un ambiente asciutto, a bassa temperatura - in una zona priva di ossigeno (e di anidride carbonica) - al riparo dalla luce solare - ...in contenitori solidi, resistenti, impermeabili ed a tenuta stagna È ovvio che tutti questi fattori possono essere bilanciati tra loro, anche se nessuno sarà mai considerato come strettamente indipendente dagli altri. In pratica, ad esempio, i cereali possono essere con un tasso di umidità del 10% anziché del 12%, ma in tal caso si avrà bisogno di una temperatura costante di 10°C invece che di 20°C, affinché la minore temperatura compensi l'elevato tasso di umidità. Se invece i cereali si conservano in un ambiente ad alto contenuto di ossigeno o con un tasso d'umidità del 14%, è importante sapere che la loro durata di conservazione sarà notevolmente ridotta. In base a ciò, non deve quindi sorprendere il fatto che le condizioni ottimali di mantenimento dei cibi corrispondono a quelle che assicurano la massima germinazione di un seme, nonostante il periodo di germinazione risulti più breve di quello di commestibilità. Osserviamo ora i singoli fattori che influiscono sulla conservazione dei cibi.

 

LA DURATA DEI CIBI CONSERVATI

Sappiamo che la durata reale degli alimenti di solito oltrepassa la data di scadenza di un prodotto. Infatti si parla di durata minima ('best before'). Nel caso di cibo in scatola, la durata di un prodotto può oltrepassare di molto la data di scadenza, come dimostrano le testimonianze che citiamo in questa pagina. Sappiamo che la durata reale degli alimenti di solito oltrepassa la data di scadenza di un prodotto. Infatti si parla di durata minima ('best before'). Nel caso di cibo in scatola, la durata di un prodotto può oltrepassare di molto la data di scadenza, come dimostrano le testimonianze che citiamo in questa pagina. Nel cibo in scatola, diversi sono i fattori che influiscono sulla durata. Tutto dipende dal tipo di alimento conservato: ovvero se è stato semplicemente inscatolato o se è stato prima sottoposto ad un procedimento di autoclavatura(cioè esposto ad alte temperature). Oltre al consiglio di conservare i cibi in scatola in luoghi freschi ed asciutti al fine di garantire una più lunga durata e mantenerne il gusto ed il sapore originario, citiamo ora alcuni fatti che non passeranno inosservati. Come annunciato dalla Canned Food Alliance (CFA), una associazione americana di produttori alimentari di cibo in scatola, il cibo in lattina ha una durata quasi infinita se conservato a temperature moderate (fino a 23°C Dal momento della loro produzione, gli alimenti conservati presentano una durata di almeno due anni, ma mantengono il loro valore nutritivo per molto altro tempo ancora e possono essere consumati anche oltre i due anni.

 

Tuttavia, in tal caso, possono verificarsi dei cambiamenti nella qualità, quali variazioni nel colore o nella consistenza. La produzione di conserve si ottiene al seguito di un processo di riscaldamento ad alte che tecnicamente serve a sterilizzare gli alimenti. La sicurezza degli alimenti tenuti per lungo tempo in una dispensa o su uno scaffale, quindi, non è messa in discussione. In linea di principio, le conserve hanno quasi una durata infinita, se mantenute a temperature moderate (fino a 23°C).Ad esempio, le conserve recuperate da navi inabissate più di 100 anni fa, sono state esaminate e dichiarate microbiologicamente edibili! Di certo non vi stiamo suggerendo di lasciare conserve ai vostri posteri e conservarle per 100 anni, ma vi stiamo dimostrando che se la latta è intatta, il contenuto è commestibile! Fintantoché una lattina è integra, niente altera il suo contenuto. Nel caso invece in cui la lattina presentasse un buco, una ammaccatura, della ruggine o una sua parte fosse inarcata, consigliamo di non consumarne il contenuto. In una ricerca su burro e formaggio in scatola, si è scoperto che, in generale, la durata di conservazione è pari a 10 anni, anche se i produttori ne indicano soltanto 1 o al massimo 2. Il motivo di così tanta differenza è attribuibile al contenitore del burro e del formaggio in scatola: la latta. I fornitori dei contenitori in latta ne garantiscono l'integrità per al massimo due anni. Per questo motivo, nessun produttore di alimenti in scatola si assume la responsabilità di inserire una durata superiore! Quindi, il formaggio pastorizzato conservato in scatola rimane microbiologicamente intatto fintantoché anche la lattina è intatta. Per questo motivo, il momento in cui si apre ha in realtà poca importanza. In un'intervista con il responsabile qualità di un noto produttore di formaggi europeo, è emerso che è possibile produrre formaggio in scatola con una data di conservazione di un anno, se legato alla catena del freddo. Tuttavia, ci è stato anche rivelato che proprio un suo collaboratore aveva mantenuto per sette anni del formaggio in una cantina. Una volta sottoposto agli esami di laboratorio, il formaggio era stato trovato in ottimo stato, mangiato ed era gustosissimo.

 

CIBI....SPAZIALI.....

I pasti nello spazio si sono molto evoluti dai tempi delle paste fredde in tubetti di alluminio e dei cibi a cubetti. Oggi i pasti nello spazio sono simili a quelli che consumiamo tutti i giorni sulla Terra: verdure surgelate e dessert, cibi refrigerati, frutta e latticini. Oggi il menù a bordo della Stazione Spaziale Internazionale comprende più di 100 piatti. Gli astronauti scelgono i propri menù giornalieri molto prima di volare nello spazio. Sono previsti tre pasti al giorno, oltre agli snack che possono essere consumati in qualsiasi momento della giornata. Vengono forniti condimenti come ketchup, senape e maionese. Sono disponibili anche sale e pepe, ma solo in forma liquida. Il cibo per lo spazio può essere in scatola o avvolto in fogli di alluminio. Può inoltre essere liofilizzato, a basso contenuto di umidità, precotto o disidratato (privato del contenuto d'acqua). Se il cibo è disidratato, gli astronauti possono consumarlo solo dopo avervi aggiunto dell'acqua calda.A bordo sono disponibili dei forni per riscaldare i cibi alla giusta temperatura. Anche molte bevande sono in forma disidratata. Sulla Stazione viene prodotta una certa quantità d'acqua riciclata, ma le missioni di rifornimento devono portarne altra a bordo. Le bevande vanno da tè e caffè a succo d'arancia, cocktail alla frutta e limonata. Assumere sufficienti quantità di calorie, vitamine e minerali è importante per gli astronauti come per gli uomini che vivono sulla Terra. Il loro fabbisogno calorico giornaliero è di almeno 2000 calorie. Durante la missione, i membri dell'equipaggio devono compilare un questionario al computer indicando i cibi che consumano. Gli esperti a terra forniscono consigli su come migliorare la dieta se necessario.

 

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