Alla luce dei tragici fatti dell’11 Settembre 2001 tutta la comunità internazionale si è resa conto che la sicurezza di infrastrutture e edifici è indispensabile per garantire un livello di salvaguardia soddisfacente dei beni materiali e, ben più importante, delle vite umane.

Si è presa coscienza quindi della necessità immediata di costruire o, nella maggioranza dei casi, migliorare e perfezionare i sistemi di sicurezza, laddove la sicurezza viene intesa soprattutto come security, ovvero protezione di persone e beni immateriali e materiali, edifici e infrastrutture da attacchi volontari e premeditati.

Sicurezza Portuale

E’ proprio la globalizzazione dei flussi sia commerciali sia turistici oggi esistenti, con spostamento continuo di grandi masse, che comporta l’esigenza di una sicurezza di tipo non invasivo, efficace nei controlli e non limitativa dei movimenti necessari allo sviluppo economico e produttivo della collettività.

Proprio per tali ragioni la sicurezza viene considerata attualmente come un valore aggiunto all’interno dei servizi che deve fornire una grande infrastruttura sia pubblica che privata, per valorizzare l’affidabilità dell’uso della stessa da parte dei traffici sia commerciali che turistici. La qualità del livello di security messo a disposizione permette di elevare in modo significativo il valore economico sul mercato dell’infrastruttura offerta.

 La convenzione di Roma 10 Marzo 1988


Tra i problemi inerenti la sicurezza marittima, un’importanza fondamentale è stata assunta dal tema della “security” così come elaborato in relazione al dilagare del fenomeno terroristico.
La convenzione di Roma del 10 marzo 1988 per la repressione dei reati contro la sicurezza della navigazione marittima considera inoltre come azione di terrorismo marittimo atti di violenza o di depredazione compiuti ai danni di una nave o del suo carico o dei suoi passeggeri per finalità politiche e/o terroristiche.
La Convenzione in esame mira a completare le lacune della normativa internazionale in materia di pirateria che erano state messe in evidenza dal caso della nave da crociera italiana Achille Lauro, dirottata da un gruppo di guerriglieri del Fronte per la liberazione della Palestina. In pari data è stato concluso un protocollo aggiuntivo sulla repressione degli atti illeciti condotti a danno della sicurezza delle installazioni situate sulla piattaforma continentale. L’art. 10, par. 1 della Convenzione adotta il principio “aut dedere aut punire”, in virtù del quale ogni Stato contraente in cui si trovi l’autore dell’atto terroristico ha l’obbligo di punirlo ovvero di estradarlo verso altri Stati.
Inoltre, è sancito l’obbligo di prendere tutte le misure necessarie per impedire la preparazione di attacchi terroristici. La convenzione del 1988 non dà una definizione di “terrorismo marittimo” ma in sostanza, nell’art. 3, si ritiene che la navigazione possa essere messa in pericolo dal verificarsi delle seguenti ipotesi:


1. commissione di atti di violenza o minaccia allo scopo di impadronirsi di una nave o arrecare danno ad una persona ivi imbarcata in maniera tale da compromettere la sicurezza della navigazione;


2. distruzione di una nave o danneggiamento grave del carico o delle installazioni di bordo o dei servizi relativi alla navigazione marittima;


3. comunicazione dolosa di informazioni marittime false così da mettere in pericolo la sicurezza della navigazione marittima;


4. uccisione o ferimento di una persona in connessione con uno dei fatti criminali di cui sopra. Il pensiero corre soprattutto alle navi da crociera, dove centinaia di passeggeri possono divenire ostaggi di terroristi alla ricerca di azioni clamorose e che abbiano un forte impatto sull’opinione pubblica. Anche navi con caratteristiche tecnologiche altamente sofisticate o a propulsione nucleare o, per esempio, terminali galleggianti off-shore per l’estrazione del gas o del petrolio potrebbero costituire un obiettivo appetibile per le varie organizzazioni terroristiche presenti ovunque nel mondo e non legate necessariamente al fondamentalismo islamico.

La valutazione del rischio


Per garantire accettabili livelli di sicurezza in infrastrutture così rilevanti come i porti è necessaria un’attenta analisi degli scenari  incidentali. Per quanto riguarda le infrastrutture portuali, sussistono elevati livelli di pericolosità dovuti sia a fattori di rischio specifici dell’ambiente, legati al trasferimento di merci e persone, sia alla reale possibilità di essere uno scenario ideale per attacchi terroristici.
Il raggiungimento di un elevato livello di sicurezza è la conseguenza dell’applicazione di una metodologia sistematica assolutamente necessaria durante la fase preliminare di progettazione. Le linee guida di origine statunitense e anglosassone fissano molti standards e sono prese in considerazione per definire una completa analisi, utilizzando un approccio strutturato che mira a uno “screening iniziale” di localizzazione delle infrastrutture.



Sistema Integrato di Sicurezza

La progettazione e la realizzazione di un sistema integrato di sicurezza deve garantire un soddisfacente livello di sicurezza e di gestione delle emergenze, evitando di cadere nell’errore di dividere l’impianto in settori non integrabili e interagenti reciprocamente.
Un altro importante aspetto che un sistema security deve soddisfare è rappresentato dalla semplicità gestionale. Infatti l’operatore della sicurezza deve riuscire a gestire il sistema in maniera efficiente ed efficace, specialmente in condizione d’emergenza, senza inutili difficoltà che possano creare uno stress infruttuoso ed inutile.
Un ruolo rilevante è rappresentato dalla gestione dell’informazione all’interno del sistema integrato di sicurezza. Il flusso informativo, talora particolarmente elevato, deve essere incanalato ed eventualmente memorizzato per evitare sovraccarichi sui canali di trasmissione.
E’ quindi necessario impiegare tecnologie affidabili ma con costi di manutenzione contenuti e formare al meglio personale capace di valutare l’efficienza del sistema nel tempo e in grado di fronteggiare eventuali guasti, per avere in ogni momento un impianto caratterizzato da uno standard elevato, sia sul piano tecnico che operativo. Per far fronte in maniera funzionale ed efficace ai diversi scenari pericolosi che possono presentarsi in ambito portuale è dunque necessario individuare delle corrette procedure. In tal
senso si deve organizzare una risposta funzionale del sistema gestione della sicurezza del porto per poter avere a disposizione uno strumento realmente utilizzabile per gestire un’emergenza. È indispensabile una perfetta organizzazione per gestire, al meglio, le emergenze senza disperdere energie e personale in azioni inutili e indirizzarle da subito ove sia necessario. È fondamentale disporre di un programma di addestramento di tutto il personale (incluso quello di sicurezza), corredato di aggiornamenti periodici ed esercitazioni. L’addestramento ideale deve essere continuativo ed efficace e deve essere mirato a rafforzare la capacità di garantire la sicurezza delle persone. Il controllo degli accessi è il primo controllo fisico da attuare per garantire un buon livello di sicurezza nel Porto. Alla luce dei recenti attentati terroristici, si devono attuare misure che non permettano alle persone di accedere e circolare in maniera incontrollata nell’area portuale. Per ottenere la migliore risposta di fronte alle minacce è quindi necessario avvalersi delle migliori tecnologie, che fanno riferimento ad una o più Sale di Controllo equipaggiate con software di gestione avanzato e sistema di sicurezza all’avanguardia, sempre efficiente e funzionante.

Quanto illustrato sinora dimostra come sia importante affrontare le gestione della security con la dovuta competenza e preparazione, prestando particolare attenzione a tutti quei fattori che costituiscono il sistema integrato di gestione o interagiscono con esso, ricordando che anche la trascuratezza di un dettaglio ritenuto di secondaria importanza può inficiare l’efficienza dell’intero sistema.

Questo è un mondo completamente nuovo dove si tratta di affrontare una nuova sfida e dove c’è una nuova logica alla base di questa situazione.
Quando parliamo di sicurezza nei porti, parliamo un po’ di tutto. Parliamo delle procedure di sicurezza portuali, del tipo di procedure in essere e di quelle che si devono adottare per poter definire un porto “sicuro”, parliamo fondamentalmente della gestione della sicurezza basata sul rischio. Parliamo della sicurezza delle comunità portuali dove si hanno rapporti con tutti gli operatori del settore e dell'interfaccia tra porto e nave dove sussistono i più grossi problemi di sicurezza. E parliamo anche del quadro internazionale e delle norme e delle regole che sono o stanno entrando in vigore, della formazione e della qualificazione del personale e anche, dal punto di vista del porto, delle protezioni, dei pulsanti di allarme e di qualsiasi altra cosa abbia a che fare con il concetto di sicurezza.

 

Contattaci!

Via Pisana, 19, 56025 Pontedera PI, Italy - matex@micso.net -

+39 0587 54024 - +39 335 314926

©2019 by Matex Elettronica